Le spese di riscaldamento sono spesso tra le principali cause di discussione all’interno di un condominio.
Chi deve pagare di più? È obbligatorio installare le valvole termostatiche? Si può rinunciare all’impianto centralizzato? E cosa succede se il condominio non si adegua alla normativa?
Negli ultimi anni la legge ha introdotto regole precise sulla contabilizzazione del calore, con l’obiettivo di rendere più equa la ripartizione delle spese e incentivare il risparmio energetico. Tuttavia, molti condomini ignorano ancora quali siano i propri diritti e obblighi.
Facciamo quindi chiarezza sui principali aspetti da conoscere.
Perché si parla di contabilizzazione del calore
La legge italiana (D.Lgs. 102/2014, aggiornato dal D.Lgs. 73/2020) prevede che negli edifici con impianto centralizzato vengano installati:
- sistemi per regolare il calore (valvole termostatiche);
- strumenti per misurare i consumi individuali (contabilizzatori).
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La finalità è quella di far pagare ciascun condomino in base a quanto consuma realmente e incentivare il risparmio energetico.
È sempre obbligatorio installarli?
Non sempre.
L’obbligo non si applica se un tecnico dimostra, tramite apposita relazione, che:
- l’intervento non è tecnicamente possibile; oppure
- i costi sono superiori ai benefici (quindi non conveniente).
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Senza questa certificazione tecnica, l’impianto deve essere adeguato.
Come si dividono le spese di riscaldamento
Le spese non si dividono più soltanto in base ai millesimi.
Oggi si distinguono due quote:
- quota variabile (consumi): dipende da quanto si scalda ogni appartamento;
- quota fissa: copre dispersioni e funzionamento generale dell’impianto.
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Questo significa che anche chi consuma poco paga comunque una parte fissa.

Cosa succede se il condominio non si adegua
Se non vengono installati i sistemi obbligatori:
- il condominio può essere sanzionato (da 5.000 a 30.000 euro);
- l’amministratore può essere ritenuto responsabile;
- aumenta il rischio di contenziosi tra condomini.
L’assemblea può opporsi?
In linea di massima, la risposta è negativa, in quanto l’adeguamento è imposto dalla legge e il singolo condomino non può rifiutarsi di far installare i dispositivi nel proprio appartamento.
Cosa può fare un condomino se il condominio non si adegua
In concreto, può:
- chiedere all’amministratore (anche per iscritto) di inserire l’argomento all’ordine del giorno;
- sollecitare la convocazione dell’assemblea;
- rivolgersi a un tecnico o a un legale;
- nei casi più gravi, chiedere la revoca dell’amministratore o segnalare la situazione alle autorità competenti.
Il condomino può staccarsi dall’impianto centralizzato?
Sì, ma attenzione: non è automatico.
È possibile solo se il condomino presenta al condominio una relazione tecnica che dimostri che:
- non si creano squilibri nell’impianto;
- non aumentano i costi per gli altri condomini.
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Ad ogni buon conto, anche in caso di distacco, il condomino:
- continua a pagare la manutenzione dell’impianto;
- paga una quota relativa al calore disperso.
Cosa succede se le spese sono ripartite male
Se la divisione delle spese non è corretta:
- la delibera può essere contestata;
- la stessa deve essere impugnata entro i termini di legge.
Conclusione
Alla luce di quanto esposto, emerge che il sistema di contabilizzazione non è solo un obbligo di legge, ma anche uno strumento utile per:
- pagare in modo più equo;
- controllare i propri consumi;
- migliorare l’efficienza dell’edificio.
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Hai dubbi sul riscaldamento centralizzato in condominio?

